Fotovoltaico da progettare: cosa misurare prima, sul tetto e sul terreno

Falde, pendenze, ingombri, ombre e movimenti terra: cosa misurare prima di progettare un impianto, e come lo stesso rilievo serve a fine lavori.

· Ing. Davide Giovinazzo

Ortofoto da drone di un capannone con il tetto in coppi

Capita spesso che un layout fatto su una planimetria vecchia o su una foto satellitare vada rifatto al primo sopralluogo. Sul tetto c’è un lucernario che in pianta non c’era, il parapetto è più alto, la falda è meno inclinata. Alla fine i moduli che ci stanno sono meno di quelli messi in offerta.

Sul tetto

  • Falde, pendenze e orientamento, misurati sul posto.
  • Tutto quello che ingombra: lucernari, camini, macchine in copertura, parapetti, linee vita.
  • Alberi, edifici e tralicci intorno, con la loro altezza, per calcolare le ombre su dati veri.
  • Se servono, anche gli interni: locali tecnici, passaggi dei cavi, posizione di quadri e inverter.

Sul terreno

Per un impianto a terra o agrivoltaico serve un modello del terreno con pendenze, avvallamenti, fossi e ostacoli, anche dove c’è vegetazione. Da qui si ricavano le curve di livello e i volumi di scavo e riporto per posare le strutture. Lo stesso rilievo dà ortofoto, planimetrie e modello 3D per le pratiche e per l’inserimento paesaggistico.

Cosa consegniamo al progettista

Il progettista sceglie cosa gli serve. Possiamo consegnare la nuvola di punti classificata, oppure planimetrie e sezioni quotate già nel suo template, con scala, layer e cartiglio. Se vuole mostrare il progetto al committente, c’è anche il modello 3D da aprire nel browser.

Ogni rilievo ha il suo certificato di collaudo, con la tolleranza verificata sui punti di controllo.

A fine lavori

Quando l’impianto è finito, con lo stesso metodo verifichiamo da parte terza che sia stato costruito come da progetto: quanti moduli e strutture ci sono e dove, con gli scostamenti misurati e le tavole as-built firmate. Serve al collaudo, alla consegna e quando committente e installatore non sono d’accordo.

Il modello poi resta come mappa dell’impianto, con ogni modulo identificato per campo, fila e posizione. Sulla stessa mappa, negli anni, registriamo le termografie e i lavaggi.

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