Lavare solo le file sporche: quando conviene un lavaggio mirato

Lo sporco non è uguale su tutto l’impianto. Polveri, pendenza, campi, ferrovie, guano e pollini: i fattori che contano, e quali file conviene lavare.

· Ing. Davide Giovinazzo

Impianto fotovoltaico a terra visto dal drone, con il tecnico Flytech al radiocomando durante il lavaggio

Una volta all’anno, due volte? Dipende dall’impianto. Due tetti nella stessa zona possono sporcarsi in modo molto diverso, e lo stesso tetto non si sporca uguale tutti gli anni. Gli studi pubblicati però dicono quali fattori pesano di più, e li abbiamo raccolti qui.

Cosa sporca i pannelli

  • La zona. Contano le polveri nell’aria e quanto durano i periodi senza pioggia. L’Italia è tra i cinque paesi europei con le perdite da sporco più alte, e al Sud il picco arriva ad agosto.
  • La pendenza. Sotto i 10° la pioggia lava poco. Sulle coperture industriali quasi piane l’acqua ristagna sul bordo basso e lascia una striscia di sporco, che toglie in media il 4,7% di corrente e in qualche caso arriva al 20%.
  • Campi coltivati vicino. In due impianti di campagna in Puglia, lasciati circa un anno senza lavaggio, pulire ha fatto recuperare il 6,9% su terreno sabbioso e l’1,1% su terreno compatto.
  • Ferrovie, cave, cantieri, industrie. Vicino ai binari la polvere dei freni resiste alla pioggia. In Svizzera una striscia sul bordo basso è arrivata a togliere il 10%.
  • Uccelli e guano. Il guano non va via con la pioggia. Resta finché qualcuno lo toglie, e se ci rimane a lungo può rovinare il pannello.
  • Alberi e pollini. In cinque impianti negli Stati Uniti, al picco dei pollini primaverili, le perdite hanno superato il 15%, e la pioggia le ha recuperate solo in parte.

Di solito lo sporco non è uguale su tutto l’impianto. Le file vicine alla strada o sotto gli alberi si sporcano prima delle altre, e a volte basta lavare quelle.

Prima la termografia: quali pannelli sono sporchi, e se conviene lavarli

Se l’impianto produce meno, la causa può essere lo sporco, un guasto o semplicemente un anno con meno sole. A occhio non si capisce: lo sporco che toglie resa spesso non si vede nemmeno dal drone. In termografia invece i moduli sporchi scaldano più degli altri, perché il guano e le strisce sul bordo basso fanno ombra su poche celle.

Copertura industriale con impianto fotovoltaico ripresa dal drone in luce visibile: i moduli sembrano tutti ugualiLa stessa copertura in termografia: alcuni moduli sono più caldi degli altri
La stessa copertura nella foto normale e in termografia. A sinistra i moduli sembrano tutti uguali; a destra quelli che scaldano saltano fuori. Su 36 anomalie trovate, 17 erano sporco. Foto Flytech.

Per questo prima di un lavaggio facciamo la termografia. Dice quali moduli sono sporchi e quanto scaldano, quali hanno invece un guasto che l’acqua non risolve, e se il lavaggio conviene davvero o basta lavare qualche fila. Su quella copertura da 1.242 moduli, 17 anomalie su 36 si risolvevano con l’acqua: le altre andavano al manutentore elettrico.

Il lavaggio con drone

Usiamo acqua osmotizzata a pressione controllata, entro i limiti indicati dal costruttore dei moduli, e nessun detergente, così sui moduli non restano aloni e non c’è niente da smaltire. Il pilota sta a terra in un’area delimitata e nessuno lavora in quota. Su alcuni impianti conviene un lavaggio misto, con il drone sulle parti alte o difficili da raggiungere e il resto fatto da terra.

Per una stima sul tuo impianto c’è lo strumento ogni quanto pulire i pannelli. Rispondi a tre domande e ti dice quanto è probabile che lo sporco stia già togliendo resa.

Fonti

  • Micheli, Deceglie, Muller (NREL), 2019.
  • Fernández Solas et al., 2025.
  • IEA PVPS, 2022 (con i dati di Haeberlin e Graf, 1998, e di Caron e Littmann, 2013); IEA PVPS, 2018.
  • Cui et al., 2021.
  • Massi Pavan, Mellit, De Pieri, 2011.
  • Bessa et al., 2023.

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